201912.09
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Spesso accade che la P.A. si determini a risolvere il contratto in danno dell’impresa nonostante ad essere inadempiente è invero la stessa P.A.
In linea generale occorre premettere che, una volta sottoscritto il contratto di appalto, la Giurisdizione spetti al Tribunale Ordinario che, come noto, può disapplicare il provvedimento di risoluzione.
Fatta tale premessa, durante l’esecuzione dei lavori, l’Impresa si ritrova quindi a non poter adempiere alle obbligazioni assunte per cause imputabili alla P.A. ad esempio perchè il progetto posto a base di gara presenti errori ed omissioni che rallentano o, addirittura, impediscono la corretta esecuzione dell’opera.

In siffatte ipotesi, anche laddove sia l’Impresa a subire una risoluzione contrattuale in danno, essa potrà sempre far valere le proprie ragioni anche nell’ambito del procedimento giurisdizionale finalizzato ad accertare l’illegittimità e l’infondatezza della disposta risoluzione.
In altri termini, l’Impresa potrà far accertare al Tribunale che l’inadempimento addebitatogli è incolpevole e chiedere che sia accertato l’inadempimento della P.A.
In questi casi, quindi, il Magistrato si troverà ad esaminare due domande contrapposte di risoluzione contrattuale. L’una della P.A., l’altra dell’Impresa nel medesimo giudizio.
Ed infatti, in una vicenda sottoposta al vaglio del Tribunale di Frosinone, il Tribunale con Sentenza del 26.9.2019 n. 922 ha precisato che “… nei contratti con prestazioni corrispettive, ai fini della pronuncia di risoluzione per inadempimento in caso di inadempienze reciproche, deve tenersi conto del comportamento complessivo di ambedue le parti, al fine di stabilire quale tra le due abbia posto in essere l’inadempimento valutato come prevalente tanto da considerare legittimo il rifiuto dell’altra di adempiere alla propria obbligazione e alla risoluzione del contratto deve seguire l’esame della eventuale richiesta di risarcimento del danno della parte non adempiente”.

Ne consegue che, in caso di reciproche domande di risoluzione, non si verifica una sorta di scioglimento/risoluzione consensuale del rapporto contrattuale ma il Magistrato deve accertare quale tra i due inadempimenti sia da considerare più grave e rilevante.

Indi, se una impresa subisce una risoluzione contrattuale in danno (ad esempio per ritardi eccessivi nella prosecuzione dei lavori, per una sospensione di fatto degli stessi) può sempre far valere le proprie ragioni chiedendo al Tribunale di accertare che il suo inadempimento è incolpevole e chiedere che sia la P.A. ad essere condannata per essere stata essa stessa inadempiente per non affidato ad esempio un progetto realmente esecutivo ed eseguibile poiché afflitto da errori ed omissioni.

(Trib. Frosinone, 26/9/2019, n. 922)