201803.08
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Nell’immaginario comune dei veterani del settore appalti pubblici la sigillatura del plico evoca con ogni probabilità il profumo della ceralacca.

Nel caso sottoposto al Tar, un’impresa lamenta che il plico dell’aggiudicataria, contenente i documenti e l’offerta, non era stato sigillato integralmente, precisamente non era stata effettuata la sigillatura con ceralacca del lembo centrale della busta.

Il Tar rigetta il ricorso.

  • Da un lato, evidenzia che il disciplinare prescriveva che il plico fosse “idoneamente sigillato” e non prevedeva specifiche modalità di sigillatura.
  • Dall’altro, rinviando a giurisprudenza costante sul punto, afferma che il verbo sigillare è ormai utilizzato nel linguaggio comune non nel suo significato etimologico di apposizione di un sigillo, ma in quello estensivo indicante una chiusura ermetica tale da impedire ogni accesso o rendere evidente ogni tentativo di apertura, e quindi, “l’uso di un sigillo in ceralacca non può ritenersi strumento esclusivo indispensabile per impedirne la manomissione (apertura + richiusura) a plico inalterato, costituendo invero l’apposizione dei timbri e la controfirma sul lembo di chiusura – da intendersi quale imboccatura della busta soggetta ad operazione di chiusura a sé stante, talché è sufficiente che l’adempimento formale imposto alle imprese concorrenti venga limitato ai lembi della busta chiusi dall’utilizzatore, con esclusione di quelli preincollati dal fabbricante – una modalità di sigillatura di per sé idonea a prevenire eventuali manomissioni”.

(Tar Sicilia Catania, Sez. II, 5/03/2018, n. 497)